“Un amico dovrebbe capire i miei bisogni. Mi avrebbe fatto piacere che si comportasse in un altro modo. Non l’ha fatto spontaneamente, ma ho dovuto spiegarglielo … se mi conosce avrebbe dovuto capirlo da solo! “
“Tutti si rivolgono a me solo per chiedermi favori, perché io sono sempre disponibile e pensano che non abbia niente da fare. D’altra parte non posso dirgli “ho da fare”; mi sentirei in imbarazzo … è da egoisti; penserebbero male di me! “
É raro che una persona si presenti in terapia chiedendo un training assertivo, tuttavia le persone riportano spesso le loro difficoltà interpersonali e riferiscono di provare ansia collegata all’impossibilità di esprimere i propri sentimenti, le proprie idee in modo soddisfacente e socialmente efficace.
In questi casi, spetta al terapeuta considerare l’utilità di un addestramento assertivo.

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Siamo inseriti in una rete di relazioni sociali in cui è necessario mediare tra le proprie ed altrui esigenze. L’affermazione di sé, invece che la manipolazione, la sottomissione, o l’ostilità, rende la vita più piacevole e conduce a rapporti più soddisfacenti con le altre persone.
Il training assertivo può essere praticato in diversi ambiti e con diversi obiettivi:
L’obiettivo generale di uno stile di relazione assertivo è quello di creare rapporti interpersonali positivi e chiari; significa avere contatti basati sulla fiducia reciproca e nello stesso tempo saper affrontare con serenità ed efficacia anche le situazione problematiche.
Una definizione chiara del concetto di assertività è stato offerto da Alberti ed Emmons (1982), che l’hanno definita come il comportamento che una persona mette in atto nel proprio personale interesse, senza ansia ed esprimendo i propri diritti senza intaccare quelli degli altri.
Più in generale diversi autori, anche in Italia, descrivono le abilità sociali all’interno di una specie di continuum comportamentale che va da un polo di “passività” a un polo opposto di “aggressività”, considerati entrambi negativi e disfunzionali. Nell’area intermedia di tale continuum si situerebbe il comportamento socialmente abile e funzionale, costituito dall’assertività (Anchisi e Gambotto Dessy, 1992; Campanelli, 1985; Lange e Jakubowski, 1976).
In realtà, il comportamento assertivo non si trova tra quello passivo ed aggressivo, non possiamo pensare che vi sia una risposta assertiva definitiva quasi si trattasse di un dogma predefinito. Ad esempio un comportamento definito “aggressivo” può essere considerato in alcuni casi un comportamento assertivo; immaginiamo il “silenzio”, di per sé può essere, a seconda della situazione e del momento un comportamento passivo, aggressivo o assertivo.
Pertanto occorre considerare il contesto, al variare di questo, infatti, la persona competente socialmente sa adattare la sua azione e non applica in modo stereotipato l’assertività.
L’aspetto rilevante che ci permette di distinguere le varie modalità è quello della SCELTA, il comportamento assertivo infatti è il risultato di un atto intenzionale ragionato, la persona assertiva sceglie il comportamento, la persona passiva o aggressiva subisce il comportamento, in un certo senso reagisce più che agisce. Immaginiamo una situazione in cui una persona, subisce per molto tempo ad un certo momento, potrà avere un’esplosione di rabbia e la sua risposta non sarà controllata, scelta e si rivelerà esagerata e perdente.
L’assertività può essere anche intesa come una “filosofia” di vita dove la persona mette l’amore per se stessa in primo piano. Sicuramente può rendere più semplice i rapporti interpersonali facendoci vivere meglio con noi stessi e con gli altri. Un altro aspetto importante è che comportandosi in modo assertivo si offre all’altro la possibilità di assumere un atteggiamento analogo.
La persona assertiva è disposta a mettersi in discussione sia rispetto al contenuto sia al modo con cui comunica, si pone in relazione cooperativa con l’altro non sentendosi attaccato o svilito ma contando su una solida autostima che non viene messa in discussione davanti ad incomprensioni (ad esempio nella lite). Essere assertivi vuol dire assumersi la responsabilità delle proprie azioni, significa guardare nel proprio intimo senza timore di conoscere come si è dentro ed allo stesso tempo uscire da modalità di interazione frutto del nostro apprendimento e che si rivelano poco funzionali al raggiungimento dei nostri scopi.
La modalità di relazione assertiva non ha come obiettivo quello di evitare il conflitto a tutti i costi. Essa ne favorisce la risoluzione positiva, ossia cerca di integrare le posizioni divergenti degli interlocutori in soluzioni che siano per entrambi funzionali al raggiungimento di un obiettivo che soddisfi tutte le parti coinvolte.
Pensi di avere un
problema di ansia?